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Amadeus - rivista italiana discografica | 01 Aug 2017
di Giuseppe Scuri Dal 1994 Il violoncellista ticinese Mattia Zappa ha costituito, assieme al pianista Massimiliano Mainolfi, uno tra gli ensemble cameristici più longevi e quotati. Il loro nuovo cd SilentWoods, in uscita per Decca Italia, celebra il sodalizio più che ventennale del duo Zappa-Mainolfi, presentando alcuni dei loro cavalli di battaglia come la Sonata in la minore 821 “Arpeggione” di Franz Schubert, Rondo Op. 94 e Waldsruhe di Antonín Dvo?ák e la Sonata in la maggiore di César Franck. Come ha conosciuto Massimiliano Mainolfi e com’è nato il vostro duo? «Ci siamo incontrati alla Juilliard School di New York nel corso degli studi di perfezionamento; il contenuto del cd ripercorre il programma che avevamo in quegli anni. Il tempo che è passato, le vicissitudini esistenziali, la maturazione artistica ci ha spinto a rileggere con una nuova consapevolezza questi brani dopo averli studiati, interpretati e sedimentati per più di due decenni». Nonostante i diversi impegni solistici la vostra unione è rimasta salda e corroborata da un’intensa attività? «Una cosa a cui teniamo particolarmente è la simbiosi sul lungo periodo, il lavoro prolungato; oggi vediamo spesso solisti che si uniscono solo per un concerto con un paio di prove e con un repertorio spesso ordinario. Noi abbiamo cementato un rapporto di grande vicinanza artistica e umana; la nostra amicizia è un fattore decisivo nella qualità del nostro lavoro. Il nostro repertorio è il frutto di anni di studio e di concerti. Oggi la nostra intesa è talmente consolidata che dal vivo io posso permettermi di improvvisare nuove nuances e Massimiliano mi segue magicamente, come d’altra parte accade specularmente. Ci conosciamo così bene che abbiamo raggiunto un’intesa perfetta. Nel frattempo abbiamo avuto esperienze in diversi altri contesti, ma la nostra unione è rimasta un punto saldissimo, come la nostra coesione di idee e sensibilità». La sua biografia artistica oltre al classico percorso accademico ha avuto apporti alternativi? «Sì, la mia è una storia particolare. Mio padre Marco è un cantautore, dalle influenze folk, blues e jazz, ma del tutto estraneo alla formazione accademico-classica. Sin dalla più tenera età sono stato immerso in un bailamme di esperienze sonore eterogenee. La nostra casa era invasa da musicisti delle più varie estrazioni, ma soprattutto da folk improvisers. All’età di sette anni mio padre mi regalò un piccolo violoncello col quale ho iniziato il mio percorso di musicista; la mia sensibilità artistica è stata fortemente permeata da queste esperienze. Ho suonato molto con mio padre; l’improvvisazione l’ho avvicinata e praticata per primo con lui, non certo al Conservatorio. È stato una scuola di vita musicale incredibile non solo per me; anche a mia sorella Daria fu regalato uno strumento a cinque anni: oggi è un’apprezzata violinista». Il musicista che più ha inciso nella sua formazione? «Negli ultimi trent’anni ho incontrato musicisti straordinari; se dovessi citarne solo uno, farei il nome di Harvey Shapiro che alla Juilliard mi ha letteralmente riplasmato». Sappiamo che, oltre alla musica, la sua grande passione è la bicicletta. Cos’hanno in comune musica e ciclismo? «Molti sono i parallelismi. Entrambe sono discipline che richiedono grande preparazione, rigore, passione e costanza; un duro allenamento sia a livello fisico che mentale che consente di affrontare prove che altrimenti sarebbero impossibili o dannose. Nel ciclismo, anche a livello amatoriale, affrontare una salita che porta ad un passo alpino sopra i 2000 metri senza l’adeguata preparazione è sbagliato e controproducente. Anche nella musica è così; lo verifico nell’insegnamento con i miei allievi. Quando affrontano pezzi che sono al di sopra delle loro possibilità, soffrono e si abbattono». Che rapporto ha con i dischi e qual è il disco della sua vita? «Sono sempre stato un ascoltatore appassionato; ho molti dischi e alcuni li ho consumati. Tra questi un cd che mi ha folgorato è The Beatles Connection dei King Singers (Emi, 1986): arrangiamenti raffinatissimi, accuratezza armonica, precisione e intonazione assolute. Questo disco mi ha acceso una scintilla; ho iniziato a trascriverne le tracce e da allora mi diletto nella trascrizione e nell’arrangiamento». Prossimi progetti? «Ho un bellissimo progetto con il pianista jazz di origini bulgare Ivo Kova. Un programma jazz unico per violoncello e pianoforte nel quale trovano spazio sia brani arrangiati che originali, composti da Kova stesso. Incideremo un disco e andremo in tour».

Swiss radio classic | 14 Mar 2017
43 anni, nel pieno della maturità artistica, il violoncellista locarnese Mattia Zappa è uno dei virtuosi di punta che si diletta su un ampio spettro di pagine barocche, classiche e contemporanee: oltre al jazz, che frequenta saltuariamente in duo con clarinetto o pianoforte. Merito di una lunga preparazione culminata nella prestigiosa Juilliard School di New York, in un ambiente aperto ad ogni contaminazione. Arco di trionfo Difficile incontrare un virtuoso di violoncello dal repertorio tanto festosamente eterogeneo e multiforme. Un ticinese doc che passa con noncuranza dalla letteratura solistica e da camera alle esecuzioni con orchestra, dialogando anche con il jazz. Del resto Mattia Zappa, nato a Locarno nel ’73, formatosi tra Liceo e Conservatorio della Svizzera Italiana non ha mai smesso di perfezionarsi, allargando le proprie conoscenze senza timore di mettere troppe fila di pentagrammi nella sua mente. Con un padrino d’eccezione come il leggendario Mstislav Rostropovich, che l’ha spronato dopo averlo ascoltato da ragazzo. «In realtà tra i primi ricordi da bambino ci sono i piccoli concerti che facevo con mia sorella Daria, violinista, e mio padre specialmente durante i fine settimana: questo è stato davvero un apprendistato meraviglioso» racconta Mattia. «Tagliato il traguardo del diploma ho avuto l’opportunità di perfezionarmi alla Juilliard School di New York con Harvey Shapiro, a contatto con strepitosi virtuosi che insegnavano o suonavano in quella scuola. E ancora, attorno ai 23 anni mi sono messo alla prova ai corsi di Thomas Demenga alla Musikakademie di Basilea». Una vita immersa nello studio dunque, visto che nel 2004 (poco dopo due debutti tra la Carnegie Hall e la Philharmonie di Berlino) Zappa ottiene un master all’Accademia di Imola nel repertorio di «Duo con pianoforte», iniziando a battere moltissimi paesi e pubblicando svariati cd. Una frenesia esecutiva che ancora oggi, dalla sua casetta nella campagna lucernese, lo porta in giro nel mondo, in fedele compagnia del suo antico violoncello costruito da Giovannbattista Gabrielli nel 1758. «Se guardo al passato penso anche ai sacrifici dei genitori, per i quali sono loro molto riconoscente». Come al Tour de France «Per me un violoncellista autorevole è come un ciclista di professione, ci sono molte somiglianze tra le due attività» continua a raccontare Mattia. «Chi va in bicicletta al Tour deve mantenersi in piena forza, non smettere mai, né acquistare peso durante i mesi invernali. Stessa cosa per un concertista: non serve prendere ansiolitici per combattere la paura del palcoscenico, bisogna continuare l’attività perfezionandosi e suonando a grandi livelli. Questo costringe anche alle rinunce: come mi sarebbe piaciuto da giovane, partire con lo zaino in spalla per l’Australia! Ma stare senza strumento per più di un mese avrebbe avuto effetti deleteri». In compenso la variopinta attività e la voglia di affrontare nuove esperienze l’ha portato anche nel jazz, insieme al pianista bulgaro Ivo Kova e al clarinettista Marco Santilli. «E’ un arricchimento che deriva dalla grande curiosità che nutro verso tutte le forme espressive, ereditata in parte da mio padre. Suonare in assolo le Suites di Bach (l’ho fatta in Germania con una coreografia di Joachim Schlömer e una troupe di 6 ballerini), collaborare con grandi direttori sinfonici o fare musica antica non mi è mai stato sufficente. Improvvisare è affascinante e il senso inebriante di libertà (persino di rischio) continua ad entusiasmarmi». Vivacità musicale nel Ticino Comsa pensa dell’attuale situazione musicale nel Ticino? «Credo che negli ultimi anni abbia avuto una crescita incredibile. Ci sono realtà importanti come l’Orchestra della Svizzera Italiana, il Conservatorio di Lugano (cresciuto fino a diventare una rinomata MusikHochschule) e la Radio della RSI, per non parlare del LAC. Esistono poi realtà più piccole ma di grande qualità artistica da ‘Musica nel Mendrisiotto’ ai ‘Concerti delle Camelie di Locarno’: io stesso ho avviato un ciclo a Ronco sopra Ascona che da ormai 17 primavere portano il repertorio da camera internazionale sul meraviglioso terrazzo del Lago Maggiore, offrendoli ad un pubblico numerosissimo». Quali istituti consiglieresti a un giovane che volesse suonare uno strumento ad arco in Ticino? «Ci sono istituzioni private ‘storiche’ come l’Accademia Vivaldi di Locarno, dove 35 anni fa ho iniziato a suonare. Inoltre le molte scuole coordinate dal Conservatorio della Svizzera Italiana, sparse su tutto il territorio e con docenti molto validi». C’è un modo per portare più giovani nelle sale da concerto? «Il problema è generale, visto che oggi i giovani sono tendenzialmente allergici alla sala da concerto, purtroppo: manca l’educazione all’ascolto e spesso la classica appare troppo rigida, elitaria. Ci vogliono iniziative mirate per bambini. Alla Tonhalle-Orchester di Zurigo, dove lavoro, abbiamo programmi affascinanti rivolti agli allievi delle elementari. Vengono presentati gli strumenti dell’orchestra oppure si fanno programmi più brevi (i Tonhalle-Late) e notturni collegati ad un party nel foyer, alla presenza di Dj. In questo modo, con l’idea di andare in discoteca i giovani ascoltano musica di qualità e tutto con la sala piena». Luigi Di Fronzo

Schaffhauser Nachrichten | 24 Jan 2017display original review
Duo Zappa.Santilli Sehr schöne Kritik nach dem Konzert in Diessenhofen (bei Schaffhausen) von Edith Fritschi "...das musikalische Temperament, das die beide Tessiner Berufsmusiker an den Tag legten, konnte niemanden kalt lassen."

Giornale del Popolo (Ticino) | 30 Aug 2016
I GIOVANI E LA MUSICA CLASSICA IN TICINO IV edizione del Festival musicale TICINO DOC di Francesco Hoch In seguito alla conclusione di sabato scorso del Festival musicale TICINO DOC che abbiamo potuto seguire in alcune delle sue manifestazioni, ci permettiamo qualche riflessione sulla presenza della musica classica tra i giovani in Ticino. Se la diffusione di questa musica, che qualcuno chiama “forte” nei confronti della musica di consumo dominante oggi nella nostra società di mercato, sia potuta avvenire ampiamente nel nostro Cantone, lo dobbiamo certo alla lungimiranza di coloro che nel secolo scorso hanno fondato l’Orchestra della Radio della Svizzera italiana e che hanno organizzato concerti sinfonici o da camera nel mezzo di una cultura musicale dedicata prevalentemente alla musica operistica. I frutti non si sono fatti attendere, non solo per la frequenza di un pubblico che oggi è regolare per questi concerti, ma anche per il desiderio dei giovani di dedicarsi a fondo nello studio di uno strumento e qualcuno anche di comporre una musica nuova in questa direzione. Un pioniere convinto nel favorire l’esibizione di questi giovani musicisti è stato sicuramente il direttore d’orchestra Bruno Amaducci che oltre alla fondazione di Musica Ticinensis aveva organizzato per loro anche importanti concerti al Palazzo dei Congressi di Lugano. Molti di loro si sono recati poi anche all’estero per approfondire gli studi, per diplomarsi e affermarsi quali solisti in vari paesi. Da noi, nei programmi di alcuni cicli di concerti, e citiamo solo Ceresio estate o Musica nel Mendrisiotto li abbiamo potuti riascoltare con esibizioni sempre più mature e valide. Con una formula speciale, il Festival Ticino DOC, alla sua quarta edizione, dedica ai musicisti ticinesi una serie di concerti che quest’anno si è estesa, grazie a una sostanziosa collaborazione con l’Orchestra della Svizzera italiana, voluta dalla sua direttrice artistica Denise Fedeli, che ha permesso, con lo sprone di Musica nel Mendrisiotto, sotto l’intensa guida di Claude Hauri - che si è esibito anche come bravo violoncellista in diverse occasioni -, di presentare ben nove concerti sinfonici con numerose interessanti partecipazioni solistiche. L’edizione di quest’anno è stata dedicata specificatamente alla brava pianista Fiona Albek, da poco prematuramente scomparsa, la quale aveva partecipato al Festival fin dalla prima edizione con la sua sorella violinista Ambra. Si è riusciti anche ad ottenere la collaborazione della Radio della Svizzera italiana trasmettendo su Rete 2 ben sei concerti , ma anche di numerosi Comuni: Mendrisio, Riva San Vitale, Stabio, Lugano, Montagnola, Giubiasco, Biasca, San Bernardino, Brissago. La partecipazione anche di altre organizzazioni come il Festival Ceresio Estate per il concerto d’apertura, o del Museo Vela di Ligornetto , dell’Associazione della Terza età, ATTE con un concerto nella corte della loro sede di Lugano, del Festival internazionale di narrazione di Arzo per un toccante spettacolo musicale-teatrale sulla Shoa , recitato dal magnifico attore Fabrizio Saccomanno con l’espressivo mezzosoprano Valentina Londino, o di un ensemble dell’Orchestra I Barocchisti, ormai di fama mondiale , ha creato un esemplare coinvolgimento di molte forze fondando un fatto culturale importante per il nostro Cantone in un campo dove si cerca sempre più di ridurre gli aiuti finanziari. Non possiamo elencare tutti i nomi dei musicisti ticinesi, alcuni dei quali hanno dichiarato di essere emozionati di poter ritornare a suonare nel nostro paese e in particolare di aver potuto suonare con compagni musicisti con i quali non avevano mai suonato. Un aspetto che vogliamo ancora citare è quello di aver ascoltato anche novità , come la prima assoluta commissionata a Luigi Quadranti, e anche arrangiamenti originali per un Vivaldi con la straordinaria tromba di Giuliano Sommerhalder o per il Pezzo capriccioso di Ciaikovski scritto dallo stesso eccellente solista di violoncello, Mattia Zappa. È vero che uno splendido Debussy con l’ormai affermata giovane Elisa Netzer ha portato anche un po’ di aria nuova nei linguaggi musicali proposti. Questa è una strada ancora da percorrere maggiormente, mentre , per questo aspetto, a parte il Festival di musica contemporanea OGGImusica, dobbiamo affidarci soprattutto agli allievi del Conservatorio della Svizzera italiana che con il loro periodico ciclo domenicale, “Novecento e presente” , propongono da anni , e producono loro stessi in modo eccellente concerti di musica classica contemporanea - la storia della musica “forte” non si ferma - di assoluto pregio e di alto valore culturale, sui quali varrebbe la pena di ritornare in modo importante in una prossima occasione.

Corriere del Ticino | 25 Aug 2016display original review
Il violoncello? è uno strumento che puó cantare - Intervista a Mattia Zappa e Orfeo Mandozzi Festival Ticino DOC di Zeno Gabaglio

Bleed (in Afrikan) | 30 Feb 2016
DUO Zappa.Mainolfi Tauromenium Pretoria, South Africa THIS DUO COMMUNICATES INTIMATELY WITH THE AUDIENCE By Paul Boekkooi At present SA audiences are supplied with a surplus of everyday classical favourites. Therefore they have a craving for music that offers more intimate communication through sound in a deeply touching way. The Swiss-Italian duo, making their debut here, showed us something of the above in Sunday's concert. Within the past decade their performance not only gained finesse, but they began to master a passionate exuberance, as could be heard here on Sunday. Prokofiev's Sonata for Cello and Piano in C is becoming enormously popular with music lovers in our time owing to the maturity with which the composer manifests his late style. His turbulent youth years lie in the past. He became a storyteller with the cello as medium - and the duo proved that it is a story to which one can keep listening.Through forceful playing by both performers AND through their intent to create a perfect dialogue between their instruments, the composition obtains a variety of stylistic profiles of which this listener was not aware previously. Thus a variety of interpretation options are open to the musicians, who in this case managed to put the ideal emphasis on every detail - something essential in order to best illustrate the richness in contrast of this 3-movement work.The duo's complete yet exuberant control of the overall architecture within the composition was compelling (gripping). On a physical level this sometimes quasi-episodical work was managed excellently. Challenging and energy-draining - especially for the cellist - Mainolfi in a very special way sometimes led, but mostly supported his partner. Even more of a unity was achieved in Dvorak's folk music inspired Rondo. With it's compact construction full of lyricism, exiting modulations, inciting rhythms and some reflective moments which serve to clarify the composition as a whole, it was obvious that these musicians without a doubt were able to totally immerse themselves in the composer's world of sound. Schubert's Arpeggione Sonata, D821, was a revelation in the broadest sense of the word. The spirit of Schubert in all its contradictions and sometimes abrupt contrasts was conveyed by both musicians with an unmistakable understanding of every nuance, emotional as well as formal. This work was played perfectly (flawlessly) musically and technically. The sound was well balanced, tempo choice very satisfactory, attention was paid to the formal construction and above all the sudden mood changes were highlighted beautifully. In Tchaikovsky's gruellingly challenging Pezzo Capriccioso, opus 62, uncontrolled virtuosity had little or no effect on the profundity of the musical content. In fact, the composition gained depth through full expression of the Slavic passion throughout. What an afternoon!

on line news.artsmart (Arts News from Kwazulu-Natal) | 26 Feb 2016
Durban (South Africa) Performance of Duo Zappa.Mainolfi By Michael Green *** Two accomplished performers and a well-chosen programme attracted a big audience to the Durban Jewish Centre for the latest concert of the Friends of Music. The players were Mattia Zappa (cello) and Massimiliano Mainolfi (piano), who are on their sixth visit to South Africa and who played in Durban some years ago. Zappa is from Switzerland, Mainolfi from Italy. They formed their duo partnership 21 years ago when they were studying at the Juilliard music school in New York. Since then they have established an international reputation, and it is easy to see and hear why. They are skilful, thoughtful, sympathetic performers, with a mutual understanding formed by their long years of association. As it happened, Zappa was the dominant partner in the programme of 19th and 20th century music. Mainolfi is a first-rate pianist with an immaculate technique and strong interpretative insights, but it was Zappa’s golden cello tone that caught the ear throughout the concert. They opened with Sergei Prokofiev’s cello sonata Op. 119, written in 1949. With a melodious and sometimes lyrical character, this is much more accessible and interesting than some modern music, and the audience obviously enjoyed it. This was followed by the Rondo in G minor Op. 94 by Antonin Dvorak, an expressive and original work by the great Czech composer. The main item of the evening was Schubert’s Arpeggione Sonata, written in 1824 for a strange instrument called the arpeggione, a sort of cross between a guitar and a cello. The arpeggione soon became obsolete, but Schubert’s work has survived triumphantly in an arrangement for cello and piano. It is prime Schubert, with a wonderful flow of melody, and the players and audience revelled in this eloquent performance. The programme ended with a relatively little known work by Tchaikovsky, his Pezzo Capriccioso (literally Capricious Piece); attractive, brilliant and a little sad, typical Tchaikovsky. In response to prolonged applause, the duo gave an encore, Debussy’s Girl with the Flaxen Hair, from his first book of piano preludes.

Schweizer Musikzeitung (Revue Musicale Suisse) | 20 Oct 2015display original review
Ausgetretene Pfade - Eine hervorragende Einspielung von Cellosonaten aus der Sowjetunion. von Walter Labhart ..."Schon in der Sonate Op.119 von Prokofiev fällt die berückend schöne Kantabilität des Cellisten Mattia Zappa auf. Bei genauem Hinhören zeigt sich aber, dass er die Phrasierung insofern auf die Spitze treibt, als er einen Bindebogen an den andern reiht und dadurch eine fast endlose, unstrukturierte melodische Linie entwickelt. ..."

Der Freiämter (Muri Aargau) | 13 Oct 2015display original review
von Bettina Leeman Russisches Album für Klavier und Cello Massimiliano Mainolfi und Mattia Zappa tauften in Muri ihre neue CD. ***Diese Musiker machen nicht einfach Musik, sondern sie leben mit jeder Faser ihres Körpers die Musik, die sie spielen. Nur ungern liess das Publikum an diesem Morgen Zappa und Mainolfi gehen. *** Die Weltklasse-Künstler überzeugten mit einem überaus präzisen Spiel und mit überzeugenden Klangbildern. Hier sind zwei Meister am Werk, die keinen Ton dem Zufall überlassen. Jedes Vibrato, jedes Crescendo oder Pianissimo ist durchdacht und passt sich in eine harmonische und authentische Interpretation des Werkes ein.***

Der "Botschaft" (Aargauer Zeitung) | 17 Jun 2015display original review
Stille und Ekstase Im rahmen des "Festival der Stille" bot das Geschwisterpaar Daria und Mattia Zappa ein hochstehendes Konzert. *** "...und das perfekte Zusammenspiel der Geschwisterpaares faszinierte." "...ein Rollentausch der beiden Instrumente steigert sich zu einem lebhaften Dialog." "...unglaublich, was die beiden aus ihren Instrumenten hervorzauberten."

Le Nouvelliste, L'Express et L'Impartial | 15 Apr 2015display original review
CLASSIQUE: "A Russian Album" Trois belles partition de Jean Borel "...c'est avec beaucoup de finesse et d'enjouement que le violoncelliste tessinois Matti Zappa et le pianiste italien Massimiliano Mainolfi interprètent la beauté de ces trois partitions, dont le message a été de promouvoir la dignité d'une opposition à l'asservissement étatique."

Rivista musicale italiana | 01 Apr 2015
Estratto dell'articolo di Bernardo Pieri recensione (5 stelle) "A Russian Album" "...L’attacco della Sonata di Prokofev (che apre il disco) è subito folgorante per il piglio del violoncellista: il violoncello suona a piena voce come richiesto dall’autore, senza perder mai di morbidezza, di timbro, di rotondità anche nella massima tensione. Che è quasi continua in un’opera che è un’invenzione inarrestabile di melodie, intramezzate da accennate marcette in pizzicato o da spiazzanti passaggi in tremolo, che paion lanciare il violoncello verso virtuosismi « da violinista», costruendo un andamento che pare a singhiozzo ma suona di inattaccabile coerenza. Come l’intesa perfettissima dei due strumentisti...: i due sonatori sembrano respirare con gli stessi polmoni e un cuore soltanto. Il fraseggio è di un’elasticità stupefacente e non cessa di sorprendere battuta dopo battuta per la sua naturalezza anche nei passi più intricati della scrittura visionaria di Prokofiev. ...Zappa e Mainolfi colgon la misura giusta più e meglio di chiunque altro io ricordi. Non hanno mai bisogno d’essere dimostrativi. Gli ammiccamenti gestuali crescono, è ovvio, nella prima Sonata di Schnittke, ma anche in questo caso senza mai sopraffare l’emissione tradizionale della musica, come tipico del noto polistilismo del compositore russo. Con Shostakovich siamo, come si diceva, ancora nel campo pieno della tradizione, ma siccome è pur sempre musica di Sciosta, è anche puro godimento. Specialmente quando è sonata con la pienezza di colori, la ricchezza di umori, l’assenza di steccati ideologici ... la bravura non solo strumentale di Zappa e Mainolfi. Per me, questi due ancora giovani musicisti son stati una scoperta folgorante. Non li conoscevo, e un poco me ne vergogno, vantando essi un successo in duo alla Carnegie Hall (già nel 2001) e altri dischi dalle intriganti promesse. Specialmente quello dedicato a Martinu° e l’altro – pubblicato dalla Ducale – dedicato alla Generazione dell’Ottanta, con l’aggiunta di Luciano Chailly... Dischi da ricercarsi..."

Pizzicato - Aus dem Notizbuch eines Rezensenten – CD-Kurzkritiken von Remy Franck | 22 Mar 2015
"Das Schweizer Label Claves hat dem Duo des Schweizer Cellisten Mattia Zappa und des italienischen Pianisten Massimiliano Mainolfi ein Programm mit drei russischen Sonaten anvertraut: es sind das Opus 119 von Sergei Prokofiev (1949), die Sonate op. 40 von Dmitri Shostakovich (1934) und die Erste Sonate von Alfred Schnittke (1978). Die brillanten Interpretationen lassen die Unterschiede zwischen dem eher heiteren Werk von Prokofiev, der tiefschürfenden, auch grotesker Züge offenbarenden Sonate von Shostakovich sowie dem sperrigeren Werk von Schnittke, in der zwei schwermütige Largos ein perkussives, atemloses Presto umrahmen, deutlich werden. Intensives Spiel und eine bestens ausbalancierte Tonaufnahme von großer Klarheit und unmittelbar klanglichem Impact lassen diese CD wertvoll werden (Claves 50-1504).

La Regione Ticino | 17 Mar 2015display original review
Zappa e Mainolfi, viaggio nel Novecento con "Russian Album" di Laureto Rodoni Dopo la formazione alla Julliard School di New York nel 1994, Mattia Zappa e Massimiliano Mainolfi hanno debuttato insieme l'anno seguente proprio nella metropoli americana. L'attività concertistica successiva, alternata all'approfondimento della formazione musicale con grandi artisti, è poi proseguita in tutta Europa, regolarmente scandita dal conferimento di premi e distinzioni. I due artisti hanno di recente registrato per la casa discografica svizzera Claves un cd intitolato A Russian Album, dedicato a tre grandi compositori che in modi diversi sono stati vittime del regime sovietico (che dell'arte aveva fatto uno strumento politico): Sergei Prokofiev (1891-1953), Dmitri Shostakovich (1906-1975) e Alfred Schnittke (1934-1998). Tre Sonate per violoncello e pianoforte, composte nell'arco di quasi mezzo secolo. Opera giovanile quella di Shostakovich, risalente al 1934 e caratterizzata da un linguaggio meno ardito rispetto a composizioni precedenti come la 'Prima Sinfonia' o l'opera 'Il Naso'. Opera tarda, per contro, la 'Sonata' di Prokofiev (1949), dedicata a Mstislav Rostropovich che la tenne a battesimo con Sviatislav Richter nel 1950, dopo essere stata attentamente esaminata dalle stolte commissioni sovietiche. Del 1978, infine la 'Sonata' di Schnittke. Ineccepibili sul piano puramente tecnico, i due solisti hanno interpretato le tre composizioni con varietà di fraseggio e ricchezza di colori dimostrando profonda conoscenza del composito stile dei tre autori. Sia nelle provocazioni danzanti, nei ripiegamenti lirici, nei ritmi metallici di Shostakovich (travolgente Zappa nell'acrobatico finale), sia nelle atmosfere 'hors du temps' romantiche e neoclassiche della composizione di Prokofiev, così legata alla 'Sonata' in la minore di Beethoven, ma anche alla quella di Shostakovich, sia infine nei ripiegamenti melanconici e nelle evicazioni händeliane e bachiane della 'Sonata' di Schnittke. Un cd che esplora con illuminante acume interpretativo un aspetto importante della musica russa del Novecento.

RSI La1 - Paganini | 08 Mar 2015display original review
"A RUSSIAN ALBUM" Recensione nuovi CD della trasmissione "Paganini" Musicista svizzero-italiano conosciuto anche oltre Oceano, Mattia Zappa merita tutta la nostra attenzione sia per la sua attività concertistica che per quella didattica e discografica. L’ultimo suo cd, per l’etichetta svizzera Claves, porta l’emblematico titolo A Russian Album e rivisita, è il caso di dirlo tre grandi pagine di altrettanti grandi muisicisti del Novecento. Di Sergei Prokofiev, Zappa, insieme al pianista Massimiliano Mainolfi, affronta l’elaborata Sonata in Do maggiore op.119, di Dmitri Shostakovich la coinvolgente Sonata in Re minore op. 40 e la impeccabile Sonata n. 1 di Alfred Schnittke. Il filo rosso che unisce le tre composizioni è quello del risultare, nonostante il volere dei loro creatori, composizioni di un classicismo esemplare al punto da essere opere fondamentali del repertorio proprio per violoncello e pianoforte novecentesco. Zappa fa del suo strumento un’autentica voce, trasformando la musica in declamazione e canto, sostenuta in maniera del tutto convincente dal pianoforte di Mainolfi.

L'HEBDO | 26 Feb 2015
de Dominique Rosset "Sonates" A Russian Album ...les interprètes servent ces sonates avec un engagement et une précision de scalpel. Un enregistrement á la fois maîtrisé et fiévreux.

Neue Luzerner Zeitung | 25 Oct 2014display original review
Solisten mit Sprengkraft (Seeburgkonzerte 2014) "...Aus dem Sammelsurium der sehr unterschiedlichen Solostücke ragte A.Dvoraks "Rondo in g-Moll" heraus: Virtuos wechselte der Cellist Mattia Zappa zwischen volksliedhaften Melodien und dramatischen, fast schon sinfonischen Klangballungen..." von Simon Bordier

NZZ (Neue Zürcher Zeitung) | 24 Jun 2014
..."Drei Jahre später und musikalisch ebenfalls in der zeitlosen Sprache eines Nonkonformisten schrieb Alfred Schnittke seine erste Cellosonate, die mit Mattia Zappa und Massimiliano Mainolfi zu einem weiteren Höhepunkt des Tages wurde: Das Spektrum in Dynamik und Ausdruck war einzigartig."... Von Michelle Ziegler (Über das Duo Zappa.Mainolfi beim Kammermusiktag in der Tonhalle Zürich mit der Schnittke Sonate)

"La Provincia" (Italia) | 03 Sep 2013display original review
Chamber Jazz Duo - Critica al concerto di Mandello del Lario (Lecco) Il concerto ha voluto rimarcare come oggi la musica sia alla ricerca di un linguaggio che vuole superare la tradizionale e schematica distinzione in generi diversi (classica, leggera, rock, jazz, funk...)per mettere in primo piano le esigenze espressive e comunicative. (...) Tutto questo in sintonia con il Duo Zappa.Kovachev che, sorretto da un grande virtuosismo che accomuna i due musicisti, si esprime proprio attraverso questo connubio classica/jazz, e un'inusitata eleganza del fraseggio e del modo di porgerlo al pubblico. (...) Di R. Zam.

"Giornale del Popolo" - Ticino | 21 Aug 2013
Duo Zappa.Santilli in Concerto a Palagnedra "Non possiamo esimerci dal segnalare, in occasione della presentazione dell’ultimo evento musicale nella Chiesa di San Michele di Palagnedra, l’eccezionale successo ottenuto sabato 10 agosto dal duo di Mattia Zappa al violoncello e Marco Santilli al clarinetto, che, in una chiesa stipata da ascoltatori entusiasti, hanno proposto un programma con opere scelte, che hanno saputo valorizzare entrambi gli strumenti. Non esistendo composizioni originali per questo tipo di duo, dopo due anni di intenso lavoro di arrangiamento la musica romantica del violoncello è stata accortamente accompagnata dalle note discrete del “clarinetto basso”, mentre il classico clarinetto si è espresso con la sua virtuosistica agilità supportato da un violoncello che ha saputo acquisire uno stile caratterizzato da ispirazioni jazzistiche. Marco Santilli si è poi presentato in qualità di compositore con una”Suite”in quattro movimenti, nei quali si sono appunto alternate le caratteristiche dei singoli strumenti adeguate alla composizione musicale. Quest’opera, suonata in prima assoluta, è stata salutata da una “standing ovation”, che si è prolungatamente ripetuta alla fine di un concerto, ritenuto come eccezionale anche da parte dei musicofili più esigenti."... di Rodolfo Mazzi

The Bleed (Johannesburg - SA) | 20 Feb 2013
DUO SURPRISES WITH THE UNUSUAL IN THE LINDER (translated from Afrikaans by Hannie Hefer) Musicians have to be bold in order to challenge their audiences. But is this happening? Unfortunately not. Audiences would still like to be spoon-fed. They will consume what they know; barely risk a leap into the unknown. It is clear that such realities bother the Italian duo Zappa Mainolfi. However, they are clearly not taken aback. They will therefore include the Jewish Russian composer Alfred Schnittke’s (1934-1998) beautiful sonata no 1 in F (1978) in a programme because the subtext has a special meaning which the audience can relate to. The 77-year-old Georgian composer Giya Kancheli wrote: “It is slow-moving music that is above the real world and becoming an invisible expanse that is particularly close to my heart.” He refers to Mahler saying: “In his case slow-movement could create a spherical ambience. When listening to the music it allows us soaring high in spaces of intangible and inaccessible beauty. But the time comes that we must return to our mortal world.” Thus Kancheli is formulating an exact mirror image of the composers and listeners of his generation, meaning us. Many of Schnittke's work, and particular this cello sonata with its opening and closing part marked Largo, relate to the preceding statements. From the introduction on muted strings till the end, when calm and reflection return with brilliantly contrasting timbres mirrored on both instruments, the sonata with its “arch structure” holds the listener captive for nearly 22 minutes. An epic journey was undertaken during which pure instrumental sounds depicted the worst horrors (specifically in the middle of the Presto part). The cellist and pianist in their intense interpretation proved exactly how the largely unpredictable Schnittke could provide the avant garde of his time a heart (passion) that few of his predecessors could achieve. Zappa and Mainolfi's remaining repertoire was by no means lacking. In Schumann's “Adagio and Allegro” Op. 70 (originally for French horn and piano) their execution was light, well thought-out and smooth, reaching passionate climaxes in the Allegro. In a piece indeed meant for the cello, the same composer's “Fünf Stücke im Volkston” Op. 102 came to life. The duo played the five pieces with intimacy (whispering sounds on the cello) and an expressive richness. They "told" the stories and effortlessly carried away the audience to a world of harmony and tenderness. The cello virtuoso Luigi Boccherini's Sonata in G (there are approximately 32 cello sonatas) is an ‘appetising’ and contrasting piece. The duo hardly minded the baroque performance principles of the piece. Yet their execution was richly elegant and transparent. Appropriate nostalgia filled the Linder with the young Italian composer Nicola Rigato’s arrangements of two famous movie themes of the 84-year-old soundtrack master Ennio Morricone. Images from “Novecento” and “Nuovo Cinema Paradiso” hauntingly came across in the interpretations delivered by the Duo emphasising the greatness of Morricone's melodies. An anonymous ballerina entered with fleeting movements and dazzling en pointe work in “The Swan” by Saint-Saëns encore. Unpredictability remains always surprising after all. Paul Boekkooi BEELD

Uelsen Zeitung (Deutschland) | 15 Jan 2013display original review
"Stille und Ekstase" meisterhaft gestaltet Das Duo Zappa und Piotr Rangno beglücken das Publikum in Uelsen von Jörg Leune

Berner Oberländer (BO) | 23 Aug 2012
"Play und Plaisir mit den Mendelssohn Players" von Svend Peternell ...Grandios und virtuos meisterte Mattia Zappa den Solopart im Cellokonzert Nr.2 D-Dur von Joseph Haydn. Die furiosen Tempoläufe waren das eine, die herrlich intime Kantabilität und Geschmeidigkeit, die er dem Instrument entlockte, das andere.

"Il Giornale del Popolo" | 16 May 2012
RECENSIONE - Giornale del Popolo (16. Maggio 2012) Che bella "Prima" in San Martino di Renata Broggini Si è conclusa domenica scorsa con una vera festa musicale la 12a edizione dei Concerti in San Martino, la serie cameristica a Ronco s/Ascona coordinata dal violoncellista locarnese Mattia Zappa, che da Lucerna mantiene stretti legami con il Ticino. Assieme ad altri sei illustri suoi colleghi, prime parti delle Orchestre della Tonhalle di Zurigo, e della Festival Orchestra di Abbado a Lucerna, ha presentato il delizioso Settimino di Beethoven in Mi bemolle Op. 20, preceduto da una prima mondiale di una seducente composizione nella stessa strumentazione commissionata dalla rassegna concertistica al compositore israeliano Daniel Alcheh. Un organico cameristico ricco il settimino, una sorta di miniatura sinfonica, comprendente i quattro archi (violino, viola, violoncello e cotrabbasso) con l‘aggiunta dei tre fiati (clarinetto, il fagotto e il corno). Il giovane Alcheh, che da qualche anno è attivo a Los Angeles come autore di colonne sonore cinematografiche per Hollywood, ha dato prova nella sua nuova composizione di essere un gande virtuoso orchestratore, e di trovarsi a suo agio anche nell‘ambito della musica da concerto. Un nuovo settimino che a detta degli stessi musicisti è riuscito con la sua freschezza, il suo ritmo martellante e la raffinata orchestrazione ad affascinare prima di tutto gli stessi esecutori, che ne hanno dato una concentratissima Prima Interpretazione, grintosa e dinamica. Il folto pubblico che sempre accorre in San Martino ha applaudito lungamente anche il compositore „in residence“, arrivato per l‘occasione a Ronco s/Ascona dalla California. Un pubblico visibilmente grato agli sponsor della rassegna che permettono ogni anno di mantenere l'entrata gratuita a concerti di altissima qualità artistica come ormai si è abituati da oltre un decennio. Incontri cameristici in cui si può vivere la musica da camera da vicino, avvolti nell'acustica esemplare della chiesa di Ronco s/Ascona a contatto ravvicinato con gli esecutori.

La Regione (Ticino) | 09 Jan 2012display original review
La voce scura del violoncello di Sara Rossi

Neue Zürcher Zeitung | 16 Dec 2011
[zur CD "Lux Nordica"] Eindringliches nordisches Licht mzi. " Die Landschaften Norwegens und Finnlands wurden immer wieder mit der Musik von Edvard Grieg und Jean Sibelius in Verbindung gebracht. Im Zentrum stand dabei freilich oft das nordische Licht, jener kühle, gleissende Sonnenschein, der zugleich die Erinnerung und die Antizipation langer Winternächte in sich birgt. Die Aufnahme «Lux Nordica» des Tessiner Cellisten Mattia Zappa und des italienischen Pianisten Massimiliano Mainolfi widmet sich nun auf ihre Art dem Thema, indem sie zwei Stücke für Violoncello und Klavier von Grieg drei Kompositionen von Sibelius gegenüberstellt. Sie beginnt aufwühlend und unruhig – im mitunter fast schmerzhaft eindringlichen Licht – mit Griegs immer wieder fiebrig ausgreifender Sonate für Violoncello und Klavier in a-Moll op. 36 und kontrastiert sie mit dem leichteren Unterhaltungston der vier Stücke op. 78 von Sibelius. Zappa vermag mit seinem kernigen, direkten Ton gerade in Griegs Sonate dichten Ausdruck zu erzeugen. Für seine sehr persönliche Interpretation nimmt er sich mitunter Freiheiten, denen Mainolfi gekonnt folgt. Zum eindringlichen Höhepunkt kommt es schliesslich in Sibelius’ Adagio pesante «Malinconia» op. 20, in dem Klavier und Violoncello in wunderbaren schwermütigen Kantilenen und kontrastierenden virtuosen Ausbrüchen vom Schmerz der Fremdartigkeit erzählen.

La Repubblica | 04 Jun 2011
GRIEG / SIBELIUS: La voce del violoncello ha sincerità espressiva e timbriche perfette per raccontare la "lux Nordica" richiamata in copertina, cioè la maliosa anima segreta e crepuscolare dei due autori. Mattia Zappa, violoncello, Massimiliano Mainolfi, pf. - cd Claves A CURA DI ANGELO FOLETTO

Lindauer Zeitung | 27 Apr 2011
Lindau - Ostermatinée: Weshalb Zappa ein Cello aus Ulm nach Bad Schachen brachte (von Winfried J. Hamann) Wie das manchmal so geht: Da will die Frau einen Mantel kaufen, doch am Ende verlässt das Ehepaar das Geschäft mit einem Anzug - für den Mann. Ganz ähnlich ging es jetzt dem Cellisten vor dem Duo-Konzert in Bad Schachen: Auf der Suche nach einer Geige für seine Frau entdeckten die beiden in Ulm nicht nur ein passendes Instrument für sie, sondern gleichzeitig auch ein überaus wertvolles Cello. Es verbrachte die letzten 90 Jahre in einem vergessenen Versteck und wurde jetzt zufällig wieder entdeckt. Der glückliche Entdecker heißt in diesem Fall natürlich nicht Frank Zappa, sondern Mattia Zappa und stammt aus dem Tessin. Der international erfolgreiche Cellist war jetzt zusammen mit dem italienischen Pianisten Massimiliano Mainolfi im Hotel Bad Schachen zu Gast. Einmal mehr erwies sich das noch von Angela Heilmann mit verantwortete Konzert als kammermusikalisches Glanzlicht, das den gut gefüllten Festsaal noch ein wenig festlicher wirken ließ. Die Programmfolge - Sibelius, Schumann, Beethoven, nochmals Schumann und zum Abschluss das g-moll-Rondo von Dvorak - brachte vor allem Werke ihrer zuletzt erschienenen CDs zu Gehör. Im sorgfältig beschriebenen Beiblatt wurde die exquisite Auswahl der einzelnen Werke deutlich, auf die hier also nicht nochmals näher eingegangen werden soll. Neben selten gespielten Stücken von Sibelius (op. 78) gab es gleichermaßen gehaltvolle Miniaturen von Schumann (op. 73) oder die eigens von ihm umgeschriebene Sätze, die sich im Allegro & Adagio As-Dur op. 70 widerspiegeln. Weshalb die beiden Künstler in der ersten Liga des internationalen Konzertbetriebes spielen, war insbesondere in Beethovens erster Cellosonate aus op.102 zu bewundern: die unterschiedlichen Themen wurden geschmackvoll ausgeleuchtet, die oftmals bizarr anmutenden Phrasen effektvoll in Szene gesetzt und der Reichtum musikalischer Verzweigungen stets einem interpretatorischen Gesamtkonzept untergeordnet. Kurz: es war ein über die Maßen anspruchsvolles, aber ebenso „unterhaltsames“ und abwechslungsreiches Konzertprogramm, dem man als Zuhörer gerne folgte, weil sich hier musikalische Bandbreite mit absoluter Stilsicherheit paarten. Dass Mattia Zappa und sein Partner am Klavier durch ihre sympathischen Ansagen für sich einnahmen, erhöhte gewiss den Reiz dieser Veranstaltung; dass beide sich aber auch für das „Soveto Project“ in Südafrika und die dortige Musikszene engagieren, unterstreicht die Wertschätzung gegenüber Künstlern dieses Formats jedoch zuätzlich. Das Publikum im Bad Schachen honorierte diese großartige Kammermusikstunde mit begeistertem Applaus. Und die Musiker zeigten in ihrer Zugabe, dass sie auch über den klassischen Tellerrand blicken können: sie bedankten sich mit einer lässigen Improvisation über den „St. Louis Blues.“

Aargauer Zeitung | 01 Apr 2011
Südlicht auf den Norden Man nehme ein populäres Thema, sichere es dramaturgisch klug ab, lasse zwei engagierte Musiker auftreten – und fertig ist eine prächtige Kammermusik-CD! Der Tessiner Cellist Mattia Zappa wagt mit dem italienischen Pianisten Massimiliano Mainolfi eine Reise in den Norden, auf der CD «Lux nordica». Und dieses südländische «Licht» tut Werken von Edvard Grieg und Jean Sibelius gut. Wer beim CD-Titel nämlich gleich in süffiges Schwärmen und süsses melancholisches Leiden gerät, sollte erst hören, wie diese beiden Künstler spielen. Zappa ist ein wunderbar kontrollierter Cellist. Schmusetöne à la Mischa Maisky sind ihm fern. Er schafft zwar riesige Bögen, doch darunter ist ein hochsensibler, ausgehorchter, klarer, durch ein schnelles Vibrato erzeugter Ton zu hören. (...) CHRISTIAN BERZINS

Wohler Anzeiger | 25 Jan 2011display original review
«Eigentlich müssten wir Maler sein» Am Samstag tauft das Duo Zappa Mainolfi seine neue CD «Lux Nordica» im Refektorium Muri von Chregi Hansen

"La Rivista" di Locarno (Parte 1) | 01 Jan 2011display original review
La "Luce Sonora" di Mattia Zappa (Parte 1) a cura di Maurizia Campo-Salvi

"La Rivista" di Locarno (Parte 2) | 01 Jan 2011display original review
La "Luce Sonora" di Mattia Zappa (Parte 2) a cura di Maurizia Campo-Salvi

Der Freischütz / Freiamt Aargau | 11 Jul 2010display original review
Murikurs - Eröffnungskonzert der Kursleiter

Neue Zürcher Zeitung | 26 Feb 2010
Das Symphonische Orchester Zürich in der Tonhalle ...Ganz im Zeichen der Solisten stand anschliessend das Doppelkonzert in a-Moll (von Johannes Brahms). Die Geigerin Ina Dimitrova, Dozentin an der Musikhochschule Luzern, und der Cellist Mattia Zappa, Mitglied des Tonhalle-Orchesters Zürich, interpretierten den Solopart in harmonischem Zusammenspiel und in einem Spannungsfeld zwischen Aufbegehren und lyrischem Dahinströmen. von Thomas Schacher

Bergsträßer Anzeiger.Deutschland | 04 Nov 2009display original review
Stil-Kontraste fein herausgearbeitet ... Intime Art der Spielweise ... von Karin Pfeifer Kunstfreunde: Duo Zappa.Mainolfi gastiert am 31. Oktober im Parktheater

Darmstadt Echo (Bensheim - Deutschland) | 02 Nov 2009display original review
Das Duo Zappa.Mainolfi macht in Bensheim aus zwei Instrumenten ein einziges. ...für den Hörer wird aus zwei Instrumenten ein einziges mit zwei Spielern. Indem sie das tun, lenken Zappa und Mainolfi zugleich die Konzentration auf den schönen Ton des Cellos. Er trägt nahezu frei von Vibrato bei Bach, und er trägt mit Vibrato durch Edvard Griegs Cellosonate, deren romantischer Geist durchs Parktheater wehen darf. Von Christian Knatz Kunstfreunde: Duo Zappa.Mainolfi gastiert am 31. Oktober im Parktheater

Vevey Hebdo | 27 Oct 2009display original review
Le Bach fluide et épuré du violoncelliste Matti Zappa J.S.Bach Solosuites 1/2/6 - Récital Inaugural des "Riviera Concerts à Montreux (2009/10) « Une réussite parfaite » Vevey Hebdo par Yves Allaz

Schaffhauser Nachrichten | 24 Oct 2009display original review
Ein grosser Virtuose am Cello (Bach Suiten 1/2/6) ...Zappa begeisterte das Publikum mit seiner bezwingend geschmeidigen und virtuosen Musizierweise. ... von Monica Zahner

"AZIONE" Ticino | 12 Oct 2009display original review
"Mattia Zappa tra musica nuova e vecchia" di Zeno Gabaglio (Duo Zappa.Doçi - Prima Assoluta nuova composizione di Pietro Viviani)

Il Quotidiano "Catanzaro Giorno e Notte" | 15 Feb 2009display original review
"Catturati dalla Sonata di Schnittke" Duo Zappa.Mainolfi Tournee Calabria-Sicilia 2009

Crescendo | 01 Dec 2008display original review
"Joker"Award - Crescendo Magazine pour le Martinu-CD ...Trois Sonates superbes magnifiquement interprétées par un Duo formé dès 1994, et qui bénéficie d'une enteinte parfaite: on croirait n'entendre qu'un seul soliste tant la fusion opère. Il existe d'autres belles versions (...), mais celle-ci respire parfaitement cette qualité maîtresse de Martinu, la joie de vivre, au-delà de toute vicissitude. Cette force morale est le message de ce grand disque. Bruno Peeters

Pizzicato - CD Review | 01 Sep 2008display original review
Eine Lanze für Martinu Eine Lanze für Bohuslav Martinu und seine immer noch vernachlässigte Musik brechen hier Mattia Zappa und Massimiliano Mainolfi. Beide sind Vollblutmusiker und geniale Interpreten... Was diese CD auszeichnet, ist einerseits eine intelligent aufgebaute und immer in sich schlüssige Interpretation. Zappa erweist sich als ein wahrer Zauberer auf seinem Instrument. ein Spiel sprüht nur so von Fantasie, und die Musik scheint ganz natürlich aus ihm herauszufliessen. Dabei gelingt es ihm immer wieder, Farben, Emotionen und technische Brillanz optimal miteinander zu kombinieren... ...die drei Sonaten bekommen eine gesunde Ausgewogenheit und dokumentieren auf schönste Weise, wie Partnerschaftlich beide Musiker miteinander umgehen und wie selbstverständlich sie ihr Spiel in den Dienst der Musik stellen. Eine aufregende Einspielung, die ohne Kapriolen und virtuoses Stargehabe auskommt und sich immer der Natürlichkeit verpflichtet fühlt. Steff

Neue Zürcher Zeitung | 18 Aug 2008
[Lucerne Festival "in schnee"] ...Zappa spielt die Sechste Suite hochkonzentriert und kraftvoll mit sprechendem Duktus...

Tages Anzeiger (Zürich) | 18 Aug 2008display original review
[Lucerne Festival "in schnee"] ...während die Figuren langsam zu Boden sinken, scheint das ganze Bild eher abzuheben, dank dem Cellisten Mattia Zappa, der mittendrin sitzt und mit seiner kraftvollen Bach-Interpretation das Publikum mitreisst." Felizitas Amman

"AZIONE" Ticino | 24 Jun 2008display original review
"Martinu tra estasi ed energia" di Zeno Gabaglio

The May/June 2008 issue of the American Record Guide | 15 May 2008
About the new CD "Portrait" Violin&CelloDuo Daria&Mattia Zappa " ...This is demanding but deeply rewarding music of great beauty, power, and depth of emotion, especially thrilling in this marvelous performance by the Zappas. In short: a recital that ranks as one of the best chamber music discs so far this year-and revelatory for those who want to hear what just two string players can do." LEHMAN

Der Freischütz (Argau) | 02 Oct 2007display original review
Faszinierende Duo-Kompositionen für Violine und Violoncello interpretiert Das begabte Geschwisterpaar Daria und Mattia Zappa begeisterte im Refektorium des Klosters Muri mit einem ansprechenden Konzert das Publikum.

Bremgarter Anzeiger | 05 Apr 2007display original review
Mattia Zappa führt seine Zuhörer ins musikalische Universum Bachs. ...er verstand es meisterhaft, den Besuchern das Universum Bachs nahezubringen. Der bekannte Tessiner Cellist Mattia Zappa spielte am letzten Sonntag drei der Sechs Suiten für Violoncello Solo - berührend, betörend, schön. (von Selina Luchsinger)

Tages-Anzeiger | 13 Mar 2007display original review
"Cello Brasil" - die 12 Celli des Tonhalle-Orchesters ...Nichts liegt näher, als diesen "Bachianas" Werke ihres Huldigungsträgers Bach gegenüberstellen, bloss gibt es von ihm keine Werke für Cello-Ensemble. Doch die Bearbeitungskunst von Mattia Zappa bot Abhilfe: Der zu den Tonhalle-Cellisten zählende Zappa bearbeitete zwei der drei Sonaten für Gambe und Cembalo Bachs für drei Celli... Das Resultat dieser Bearbeitung ist ebenso faszinierend wie herausfordernd: Einerseits werden die einzelnen Linien viel plastischer erfahrbar, anderseits fordert die klangfarbliche Nähe der drei Stimmen viel grössere artikulatorische Differenzierung, als wenn verschiedene Instrumente am Werk sind... (Tobias Rothfahl)

Die Beeld (Johannesburg) | 28 Feb 2007
DUO IMPRESSIVE The Italian Duo of Mattia Zappa (Cello) and Massimiliano Mainolfi (Piano) is a formidable team which shares talent and musical personalities, making music with equal passion. Their program choice was refreshingly original because it did exclude the habitual repertory in favour of lesser known works from the Romantics and the 20th Century. (...)

Die Beeld (Johannesburg) | 25 Feb 2007
JPO kicks off with excellent Swiss Compatriots and spiritual brothers - the Swiss conductor Emmanuel Siffert and the cellist Mattia Zappa ...with a cellist of Zappa's stature and the stage-control of Siffert, the interpretation of the Cello Concerto Nr. 1 by Saint-Saens was indeed a rich experience. In his introduction, Mattia's fabulous instrument (a Gabbrielli almost 250 jears old) vocalizes in a lavish voice. The sound enthusiastically jumps out of the cello in the joyous passages. His cello groans and sighs dramatically, though with Mattia's instinctive technique, the soaring interpretation never looses its momentum: Mattia zappa is a very exceptional cellist...

Wolfsburger Nachrichten | 22 Nov 2006display original review
Wechselspiel der Einfälle Mattia Zappa und Massimiliano Mainolfi überraschten im Gartensaal des Schlosses (Angelika Kannenberg)

Corriere del Ticino (Lugano) | 06 Nov 2006
Il violoncellista Mattia Zappa, un esponente della conosciuta famiglia di musicisti di Locarno, nella coinvolgente ed espansiva interpretazione del difficile Concerto in Re Maggiore di Joseph Haydn ha fortemente impressionato (Sabato sera al Palazzo dei Congressi di Lugano) per il suono caldo e morbido e per il suo valore strumentale di musicista completo, già distinto fuori regione ed ora salutato dalla nostra platea con una vera ovazione. (Susanna Zalateo)

Die Beeld (Johannesburg) | 18 Mar 2005
DUO HITS THE RIGHT TONE IN MUSICAL ADVENTURE Mattia Zappa, who was the recent soloist in Haydn’s Cello Concerto in D with the Johannesburg Philharmonic Orchestra, was the perfect introduction to the all round and complete artistry, which he displayed in abundance on Sunday in his unique performance with his pianist Massimiliano Mainolfi. The Duo opened with Prokofiev’s Cello Sonata in D Op 119. Zappa knows how to touch the proverbial right cord. Not only is his playing robust, powerful and expressive, but also contemplative, sensitive and lyrical at the same time.(...) Zappa gives to the music more melodious power and does not lose control in all his eloquent, colorful ornamentations. (...) The melancholy of Janacek’s music runs in the Swiss Duo’s veins. This one hears in every nuance, in every almost inaudible modulation, which suggest a change of mood and carry all the undercurrents of the composer’s geniality. There are many different opinions of Chopin’s Cello Sonata in G, Op 65. In this interpretation Zappa was again the leading partner. His elegant interpretation, at times feather-light timbre and his indiscernible bow changes would be the envy of every other cellist. (...)The Bach encore brought this formidable performance to an absolute height.

Neue Zürcher Zeitung | 11 Feb 2005
Davor erklang Beethovens Tripelkonzert mit Daria Zappa, Violine, Mattia Zappa, Violoncello, und Benjamin Engeli, Klavier. Auch hier war bemerkenswert, wie flexibel Schlaefli und das Orchester die Solisten tragen konnten. Und die drei, die zu Beginn noch etwas heterogen wirkten, wuchsen mehr und mehr zusammen und stimmten ihr Spiel fein aufeinander ab. Anders als gerne bei Besetzungen mit zusammengemischten Berühmtheiten wurde vor allem im Rondo ein gemeinsamer Gestaltungswille mit spannendem, eigenem Ansatz spürbar.

Zofinger Tagblatt | 15 Nov 2004
Orchester und Solisten brillierten im Festsaal Das Kammerorchester ProMusicaViva konzertierte am Sonntag, 14. November 2004 im Festsaal des ehemaligen Klosters St.Urban. (...) In den dazwischen dargebotenen Werken von Bach und Vivaldi setzten Ina Dimitrova und Mattia Zappa Glanzpunkte.(...) Das Eis zu brechen gelang aber auf Anhieb der Solistin Ina Dimitrova. Johann Sebastian Bachs Violinkonzert in a-Moll soll laut Programmheft von vitaler Ausdruckskraft sein. Dieses Attribut trifft auch auf die Solistin zu. Hinzu kommt noch die virtuose Technik Ina Dimitrovas. Und weil sich das Orchester anstecken und mitreissen liess, war der Genuss vollkommen, sei es bei innigem Schmelz des langsamen Mittelsatzes, sei es in der barocken Üppigkeit der lebhaften Ecksätze. Eine Steigerung erlebte man schliesslich noch in Vivaldis Doppelkonzert B-Dur für Violine, Violoncello, Streicher und Cembalo. Mit einer schier unglaublichen Virtuosität und Eleganz meisterten die beiden Solisten (am Cello gesellte sich hier Mattia Zappa zur Violinistin) die Läufe und Capriolen der schnellen Sätze, äusserst aufmerksam begleitet vom Orchester. (...) Das Publikum war hell begeistert und erklatschte sich eine Zugabe. Ina Dimitrova und Mattia Zappa überraschten mit einem Zugabe-Stück von Maurice Ravel, das sie witzig und keck vortrugen. (...) Renata Woll

Davoser Zeitung | 27 Jul 2004
Beethoven bei Kerzenlicht Unglaublich, mit welcher Gestaltungskraft Zappa auf seinem Instrument Stimmungszustände verdeutlichte...mit einem fein gemalten Pinselstrich geführt...Nicht minder reich im Auftragen musikalischer Farben war Zappas Partner Mainolfi...grossartig gelungene Inszenierung (Roselyn Maynard)

Neue Luzerner Zeitung | 08 Mar 2004
zu Briefe van Beethoven] Die zum Teil improvisatorisch freie Verzahnung zwischen Musik und Text vermittelte vielmehr den Eindruck, dass die menschlichen Seiten Beethovens unmittelbar Eingang fanden in seine Kompositionen.

Der Tagesspiegel (Berlin) | 14 Apr 2003display original review
Elegische Minuten Wunderbares Cello! Einen ganzen Abend lang nur diesem einen Instrument und seinem Dialog mit dem Klavier zu lauschen - das bedeutet keine Sekunde der Langeweile ... (Joscha Schaback)

Aargauer Zeitung | 19 Jun 2001
[zu Briefe van Beethoven] spielt es mit solcher Hingabe, als wollte er dem vermeintlichen Abschiednehmen des grossen Meisters von dieser Welt die Würde bewahren. Dann aber der plötzliche Übergang zur wilden Leidenschaftlichkeit, zur heroischen Kraft ... Das war grossartig, und man kann nur bedauern, dass Abende dieser Art nicht wiederholt werden. (Hannes Schmid)

Amadeus (Rivista discografica italiana) | Jul 2017


Amadeus (Rivista discografica italiana) | Jul 2017


Amadeus - rivista italiana discografica | Jul 2017
di Giuseppe Scuri Dal 1994 Il violoncellista ticinese Mattia Zappa ha costituito, assieme al pianista Massimiliano Mainolfi, uno tra gli ensemble cameristici più longevi e quotati. Il loro nuovo cd SilentWoods, in uscita per Decca Italia, celebra il sodalizio più che ventennale del duo Zappa-Mainolfi, presentando alcuni dei loro cavalli di battaglia come la Sonata in la minore 821 “Arpeggione” di Franz Schubert, Rondo Op. 94 e Waldsruhe di Antonín Dvo?ák e la Sonata in la maggiore di César Franck. Come ha conosciuto Massimiliano Mainolfi e com’è nato il vostro duo? «Ci siamo incontrati alla Juilliard School di New York nel corso degli studi di perfezionamento; il contenuto del cd ripercorre il programma che avevamo in quegli anni. Il tempo che è passato, le vicissitudini esistenziali, la maturazione artistica ci ha spinto a rileggere con una nuova consapevolezza questi brani dopo averli studiati, interpretati e sedimentati per più di due decenni». Nonostante i diversi impegni solistici la vostra unione è rimasta salda e corroborata da un’intensa attività? «Una cosa a cui teniamo particolarmente è la simbiosi sul lungo periodo, il lavoro prolungato; oggi vediamo spesso solisti che si uniscono solo per un concerto con un paio di prove e con un repertorio spesso ordinario. Noi abbiamo cementato un rapporto di grande vicinanza artistica e umana; la nostra amicizia è un fattore decisivo nella qualità del nostro lavoro. Il nostro repertorio è il frutto di anni di studio e di concerti. Oggi la nostra intesa è talmente consolidata che dal vivo io posso permettermi di improvvisare nuove nuances e Massimiliano mi segue magicamente, come d’altra parte accade specularmente. Ci conosciamo così bene che abbiamo raggiunto un’intesa perfetta. Nel frattempo abbiamo avuto esperienze in diversi altri contesti, ma la nostra unione è rimasta un punto saldissimo, come la nostra coesione di idee e sensibilità». La sua biografia artistica oltre al classico percorso accademico ha avuto apporti alternativi? «Sì, la mia è una storia particolare. Mio padre Marco è un cantautore, dalle influenze folk, blues e jazz, ma del tutto estraneo alla formazione accademico-classica. Sin dalla più tenera età sono stato immerso in un bailamme di esperienze sonore eterogenee. La nostra casa era invasa da musicisti delle più varie estrazioni, ma soprattutto da folk improvisers. All’età di sette anni mio padre mi regalò un piccolo violoncello col quale ho iniziato il mio percorso di musicista; la mia sensibilità artistica è stata fortemente permeata da queste esperienze. Ho suonato molto con mio padre; l’improvvisazione l’ho avvicinata e praticata per primo con lui, non certo al Conservatorio. È stato una scuola di vita musicale incredibile non solo per me; anche a mia sorella Daria fu regalato uno strumento a cinque anni: oggi è un’apprezzata violinista». Il musicista che più ha inciso nella sua formazione? «Negli ultimi trent’anni ho incontrato musicisti straordinari; se dovessi citarne solo uno, farei il nome di Harvey Shapiro che alla Juilliard mi ha letteralmente riplasmato». Sappiamo che, oltre alla musica, la sua grande passione è la bicicletta. Cos’hanno in comune musica e ciclismo? «Molti sono i parallelismi. Entrambe sono discipline che richiedono grande preparazione, rigore, passione e costanza; un duro allenamento sia a livello fisico che mentale che consente di affrontare prove che altrimenti sarebbero impossibili o dannose. Nel ciclismo, anche a livello amatoriale, affrontare una salita che porta ad un passo alpino sopra i 2000 metri senza l’adeguata preparazione è sbagliato e controproducente. Anche nella musica è così; lo verifico nell’insegnamento con i miei allievi. Quando affrontano pezzi che sono al di sopra delle loro possibilità, soffrono e si abbattono». Che rapporto ha con i dischi e qual è il disco della sua vita? «Sono sempre stato un ascoltatore appassionato; ho molti dischi e alcuni li ho consumati. Tra questi un cd che mi ha folgorato è The Beatles Connection dei King Singers (Emi, 1986): arrangiamenti raffinatissimi, accuratezza armonica, precisione e intonazione assolute. Questo disco mi ha acceso una scintilla; ho iniziato a trascriverne le tracce e da allora mi diletto nella trascrizione e nell’arrangiamento». Prossimi progetti? «Ho un bellissimo progetto con il pianista jazz di origini bulgare Ivo Kova. Un programma jazz unico per violoncello e pianoforte nel quale trovano spazio sia brani arrangiati che originali, composti da Kova stesso. Incideremo un disco e andremo in tour».

Amadeus - rivista italiana discografica | Jul 2017
di Giuseppe Scuri Dal 1994 Il violoncellista ticinese Mattia Zappa ha costituito, assieme al pianista Massimiliano Mainolfi, uno tra gli ensemble cameristici più longevi e quotati. Il loro nuovo cd SilentWoods, in uscita per Decca Italia, celebra il sodalizio più che ventennale del duo Zappa-Mainolfi, presentando alcuni dei loro cavalli di battaglia come la Sonata in la minore 821 “Arpeggione” di Franz Schubert, Rondo Op. 94 e Waldsruhe di Antonín Dvo?ák e la Sonata in la maggiore di César Franck. Come ha conosciuto Massimiliano Mainolfi e com’è nato il vostro duo? «Ci siamo incontrati alla Juilliard School di New York nel corso degli studi di perfezionamento; il contenuto del cd ripercorre il programma che avevamo in quegli anni. Il tempo che è passato, le vicissitudini esistenziali, la maturazione artistica ci ha spinto a rileggere con una nuova consapevolezza questi brani dopo averli studiati, interpretati e sedimentati per più di due decenni». Nonostante i diversi impegni solistici la vostra unione è rimasta salda e corroborata da un’intensa attività? «Una cosa a cui teniamo particolarmente è la simbiosi sul lungo periodo, il lavoro prolungato; oggi vediamo spesso solisti che si uniscono solo per un concerto con un paio di prove e con un repertorio spesso ordinario. Noi abbiamo cementato un rapporto di grande vicinanza artistica e umana; la nostra amicizia è un fattore decisivo nella qualità del nostro lavoro. Il nostro repertorio è il frutto di anni di studio e di concerti. Oggi la nostra intesa è talmente consolidata che dal vivo io posso permettermi di improvvisare nuove nuances e Massimiliano mi segue magicamente, come d’altra parte accade specularmente. Ci conosciamo così bene che abbiamo raggiunto un’intesa perfetta. Nel frattempo abbiamo avuto esperienze in diversi altri contesti, ma la nostra unione è rimasta un punto saldissimo, come la nostra coesione di idee e sensibilità». La sua biografia artistica oltre al classico percorso accademico ha avuto apporti alternativi? «Sì, la mia è una storia particolare. Mio padre Marco è un cantautore, dalle influenze folk, blues e jazz, ma del tutto estraneo alla formazione accademico-classica. Sin dalla più tenera età sono stato immerso in un bailamme di esperienze sonore eterogenee. La nostra casa era invasa da musicisti delle più varie estrazioni, ma soprattutto da folk improvisers. All’età di sette anni mio padre mi regalò un piccolo violoncello col quale ho iniziato il mio percorso di musicista; la mia sensibilità artistica è stata fortemente permeata da queste esperienze. Ho suonato molto con mio padre; l’improvvisazione l’ho avvicinata e praticata per primo con lui, non certo al Conservatorio. È stato una scuola di vita musicale incredibile non solo per me; anche a mia sorella Daria fu regalato uno strumento a cinque anni: oggi è un’apprezzata violinista». Il musicista che più ha inciso nella sua formazione? «Negli ultimi trent’anni ho incontrato musicisti straordinari; se dovessi citarne solo uno, farei il nome di Harvey Shapiro che alla Juilliard mi ha letteralmente riplasmato». Sappiamo che, oltre alla musica, la sua grande passione è la bicicletta. Cos’hanno in comune musica e ciclismo? «Molti sono i parallelismi. Entrambe sono discipline che richiedono grande preparazione, rigore, passione e costanza; un duro allenamento sia a livello fisico che mentale che consente di affrontare prove che altrimenti sarebbero impossibili o dannose. Nel ciclismo, anche a livello amatoriale, affrontare una salita che porta ad un passo alpino sopra i 2000 metri senza l’adeguata preparazione è sbagliato e controproducente. Anche nella musica è così; lo verifico nell’insegnamento con i miei allievi. Quando affrontano pezzi che sono al di sopra delle loro possibilità, soffrono e si abbattono». Che rapporto ha con i dischi e qual è il disco della sua vita? «Sono sempre stato un ascoltatore appassionato; ho molti dischi e alcuni li ho consumati. Tra questi un cd che mi ha folgorato è The Beatles Connection dei King Singers (Emi, 1986): arrangiamenti raffinatissimi, accuratezza armonica, precisione e intonazione assolute. Questo disco mi ha acceso una scintilla; ho iniziato a trascriverne le tracce e da allora mi diletto nella trascrizione e nell’arrangiamento». Prossimi progetti? «Ho un bellissimo progetto con il pianista jazz di origini bulgare Ivo Kova. Un programma jazz unico per violoncello e pianoforte nel quale trovano spazio sia brani arrangiati che originali, composti da Kova stesso. Incideremo un disco e andremo in tour».




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